Narra una carinissima favola zen che, un giorno, uno scorpione nella necessità di attraversare uno stagno, chiese ad una rana di aiutarlo, trasportandolo sulla propria schiena.
Naturalmente la rana gli negò il suo aiuto, dicendosi sicura che, a metà del tragitto, lo scorpione l'avrebbe punta, uccidendola.
Lo scorpione allora cercò di convincerla, affermando che, se fosse andata così come la rana sosteneva, anche lui sarebbe morto annegato, e che, quindi, poteva star sicura che non l'avrebbe punta.
La rana, di fronte a tale argomentazione, si convinse e concesse allo scorpione di salire sulla propria schiena per trasportarlo dall'altra parte dello stagno.
Giunti a metà del tragitto però, lo scorpione punse la rana... la quale, morente, gli chiese: "Perchè lo hai fatto? Ora morirai anche tu!".
E lo scorpione le rispose: "Non ho potuto evitarlo, è nella mia natura...".
Ora, ho letto molti commenti in rete in merito a questa favola, molti dei quali tesi a denigrare la figura dello scorpione, affermando che rappresenta la figura di coloro che si approfittano, che fanno del male sapendo di farne e via dicendo...
In realtà, anche se tale paragone calza benino, forse c'è anche un'interpretazione un pò più benevola, stando a significare che in fondo siamo quello che siamo e che talvolta siamo costretti a piegarci alla nostra natura, al nostro istinto, alle nostre più profonde sensazioni, emozioni e inclinazioni...
Talvolta questo ci porta a calzare i panni dello scorpione, qualche altra volta quelli della rana...
Un pò come dire che a volte dobbiamo fare quello che "dobbiamo fare" magari sapendo che ci porterà, o porterà ad altri della sofferenza, ma in quel momento ci sembra la strada più praticabile, più consona ai nostri bisogni, più naturale... spesso siamo anche consapevoli che il nostro istinto ci porta in una direzione che sappiamo essere foriera di sofferenze, in qualche modo...
E fu così che arriviamo a me. Mi succede talvolta di seguire quella vocina "fuori campo", quasi per necessità...quasi che lo sforzo necessario per contrastarla potesse essere troppo importante, troppo "troppo" da rendere più accettabile l'idea di arrendersi e lasciar andare le cose come devono andare... e così a volte ci si infila nel casino non tanto volontariamente con il cipiglio di chi si autoinfligge una penitenza, ma piuttosto di chi sa che quella strada è il viatico per andare oltre, che forse pungerà ma in fondo è necessario... una specie di catarsi.
Insomma... non sempre funziona. Ma spesso si.
A me è successo di recente. Le lacrime del poi non hanno lavato via la sensazione di "asincronia", di dolorosa consapevolezza... ma tutto serve, ogni passo, anche quelle volte che si cade, e poi ci si rialza.
Questo è, so che chi deve intendere intenderà.
Un bacio a tutti quelli che son capaci di fare la parte della rana e anche dello scorpione. A chi annega per fiducia, e chi lo fa perchè così deve essere. Considerando sempre che siamo umani e sbagliare fa parte della nostra natura.
Un bacio, un abbraccio, un sorriso, uno sguardo e tanto altro ancora...
Love ya.
Fiore.


Nessun commento:
Posta un commento